Dollaro, euro e sterlina: ecco cosa accade in settimana

analisi-valute-06062016

Settimana densa di spunti per tutti i trader Forex. Cominciamo come nostra abitudine dal dollaro, che come noto ha aperto la settimana collocandosi in prossimità dei minimi post-employment report di venerdì: un report che ha deluso ampiamente le aspettative, sostenendo un nuovo di neo assunti inferiore (di gran lunga) agli auspici. A nostro giudizio però la reazione del mercato è stata eccessivamente penalizzante: all’interno di una strada di ripresa che spesso si è contraddistinta per ritmi di occupazione eccezionali, è nella logica delle cose un fisiologico rallentamento (peraltro, nel mese il dato è stato influenzato da un importante sciopero Verizon).

Ad ogni modo, il numero 1 della Federal Reserve Janet Yellen ha ribadito la propria valutazione positiva dell’economia USA, affermando che le indicazioni di debolezza emerse dai dati sul mercato del lavoro non possono essere ignorate e necessitano pertanto un attento monitoraggio. Consideriamo dunque impossibile (salvo clamorose sorprese) che la prossima settimana il FOMC possa deliberare un rialzo dei tassi, ma rimane ancora aperta l’opzione di un aumento al FOMC di luglio. Per tale occasione, la prima condizione da soddisfare sarà naturalmente che il prossimo employment report confermi il trend di continuo miglioramento del mercato del lavoro facendo vedere che i dati di questo mese sono stati influenzati da fattori temporanei e non rappresentano quindi un’inversione di rotta.

Passando all’euro, la valuta unica europea ha aperto la settimana portandosi poco sopra i massimi di venerdì. Ci sono possibilità per un ulteriore rafforzamento rispetto agli attuali standard, ma i margini per un upside sono comunque molto contenuti, e difficilmente la valuta sfonderà la soglia di 1,15 EUR/USD. I livelli attuali non compromettono la possibilità di un calo successivo con rientro verso 1,10 EUR/USD se i dati USA saranno sufficientemente positivi da consentire un rialzo dei tassi Fed a luglio.

Infine, passiamo alla “tormentata” sterlina, alle prese con la propria grana Brexit. Negli ultimi giorni sono infatti stati pubblicati altri due sondaggi sulle intenzioni di voto al referendum del 23 giugno e le indicazioni che ne derivano sono contrastanti. Secondo l’analisi condotta da ORB/Telegraph è registrato un calo dei “remain” a 48 per cento rispetto al precedente 51 per cento e, di contro, un aumento dei “leave” a 47 per cento da 46 per cento. Il vantaggio dei “remain” si riduce quindi da 5 punti percentuali a 1 punto percentuale. All’opposto, il sondaggio condotto da YouGov mostra un aumento dei “remain” da 41 per cento a 43 per cento e un calo dei “leave” da 45 per cento a 42 per cento. Per questa osservazione, pertanto, i “remain” pertanto passano in testa con un vantaggio dell’1 per cento laddove prima erano sotto del 4 per cento. Insomma, i sondaggi generalmente indicano un vantaggio debole dei remain, senza tuttavia fornire una chiara indicazione. Quanto basta per influenzare il cambio con una crescente volatilità…

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