HomeMercatiBanca MPS Monte Paschi Siena (BMPS)Le reazioni delle borse alla calda settimana delle banche

Le reazioni delle borse alla calda settimana delle banche

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La prima settimana di agosto si presagiva piuttosto ‘bollente’ sotto il punto di vista degli impegni e dei riscontri per le borse internazionali. Molte le cause, dall’emissione dei risultati dei trimestri dei grandi gruppi industriali e bancari fino al post stress test che è stato emanato nel corso della settimana precedente. Il giorno dell’apertura della borsa ha segnato una partenza di slancio, ma nel corso delle ore ha invertito la rotta, chiudendo con un -1.73%.

Le banche sono quindi tornate al centro dell’attenzione dei mercati e i titoli valutati dagli investitori sono stati, a conti fatti, Mps e Unicredit. Il Monte dei Paschi di Siena non ha superato lo stress test ma ha ricevuto il via libera dalla Bce per attuare il piano di salvataggio. Secondo gli analisti europei si tratta di una condizione isolata, perché nel complesso le banche europee hanno dimostrato una buona tenuta alle prove in scenari avversi, dimostrando un miglioramento notevole rispetto agli esami condotti nel corso del 2014.

Il comparto bancario è stato quindi pesato dalle tante vendite che hanno interessato Unicredit, titolo che più volte bloccato per l’eccessivo ribasso. Anche il Banco Popolare e Ubi sono finiti in rosso, così come Intesa San Paolo, nonostante abbia dimostrato di essere una banca solida. Il titolo Mps era in odore di blocco per eccessivo rialzo all’apertura delle borse, ma ha saputo mantenersi in un territorio positivo nonostante i molti colpi di scena che si sono susseguiti nel corso della giornata.

A livello generale non si è certamente trattata di una giornata positiva per le borse del Vecchio Continente, quasi tutte in chiusura negativa ma in percentuali leggere. Gli addetti ai lavori hanno dovuto concentrarsi sulle banche, ma anche sulla condizione statunitense, perché il Pil ha dimostrato una battuta di arresto inattesa. Il risultato finanziario potrebbe tradursi nella scelta della Federal Reserve di rinviare alla fine dell’anno la stretta monetaria che era stata prevista per l’inizio dell’estate oppure di aspettare l’inizio del nuovo anno per aumentare il costo del denaro.

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