Petrolio: FMI riduce stime 2019 ma mercati rialzisti

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha tagliato le stime sui prezzi medi del petrolio nel 2019 di circa il 10 per cento a 58,95 dollari al barile rispetto alle precedenti previsioni di ottobre. Una parte degli analisti non è d’accordo e “scommette” su una risalita delle quotazioni.

Petrolio, FMI taglia i prezzi medi 2019

Il Fondo Monetario Internazionale ha aggiornato al ribasso le stime sui prezzi medi del greggio nel 2019 a 58,95 dollari al barile. Un taglio di quasi 10 dollari rispetto alle precedenti previsioni di ottobre.

È quanto contenuto nell’ultimo aggiornamento del rapporto “World Economic Outlook” del FMI.

Nel dettaglio, secondo l’organizzazione, il prezzo medio dell’oro nero da quota 68,58 dollari al barile nel 2018, diminuirà di quasi 10 dollari nel 2019, a quota 58,95 dollari.

Il Fondo Monetario si è spinto oltre, prevedendo quotazioni su tali valori anche nel 2020, per un prezzo medio atteso a 58,74 dollari al barile.

In ottobre il FMI aveva stimato per l’anno in corso un rialzo a 68,76 dollari.

Non tutti gli analisti sono però in sintonia con una simile visione di mercato ma ritengono possibile un rialzo dei prezzi della materia prima.

Petrolio prezzi 2019, previsioni in crescita

Contrariamente a quanto pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo report in merito a stime ribassiste del petrolio nel 2019, diversi gli esperti di mercato ritenere che le quotazioni siano destinate nuovamente a crescere.

Tra i motivi a indurre gli analisti a puntare sull’incremento di valore del greggio, in primo luogo il rallentamento della crescita dell’output statunitense. La produzione di shale oil è attesa in rialzo ma in misura minore di quanto preventivato fino a poco tempo fa, a causa della riduzione degli investimenti da parte di diversi produttori Usa. Ciò determinerà un abbassamento dell’offerta nel secondo semestre del 2019.

Un altro importante elemento che spingerà all’insù le quotazioni, il taglio di 1,2 milioni di barili giornalieri deciso lo scorso dicembre dai membri dell’Opec, i cui effetti si vedranno soltanto nei prossimi mesi.

Ad aprile i singoli produttori si incontreranno nuovamente e con molta probabilità la misura verrà estesa anche nei successivi trimestri.

Atteso dunque un riequilibrio del mercato ma prima di riscontrare i primi effetti, dovrà trascorrere del tempo.

Oggi sui mercati il prezzo del Brent è in calo dello 0.91% a 62,17 dollari ed il WTI in flessione dell’1,02% a 53,62 dollari al barile.

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