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Il petrolio e le tensioni geopolitiche

Il petrolio è una delle materie prime più ‘delicate’ in termini di quotazioni. La ragione è strettamente legata allo scenario politico, o meglio geopolitico internazionale, che può indurre il prezzo dell’oro nero e fluttuare anche inaspettatamente, a seguito di notizie che interessano i paesi di tutto il mondo, in particolare quelli produttori. Non stupisce comprendere che, a pochi giorni dall’attacco della Siria da parte degli Stati Uniti e con tesissimi rapporti internazionali nei confronti della Corea del Nord, il prezzo del greggio stia subendo delle variazioni di grande portata.

A seguito dell’attacco statunitense le quotazioni dell’oro nero sono salite e, questo aumento, era stato predetto dagli analisti. Si tratta della conferma di una previsione, che ha visto i compratori spingere la domanda in aumento generando delle pressioni rialziste. Ma queste pressioni sono durate poco, forse meno di quanto era stato previsto. Ecco che il prezzo dell’oro nero è salito, ma non ai massimi livelli, considerando che il prezzo al barile stava già seguendo una direzione di crescita. Un solo punto percentuale di rialzo quindi, in un’ottica generale che ha visto il costo del petrolio salire esponenzialmente nel corso delle ultime settimane.

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Petrolio: il peso dei fattori geopolitici e le previsioni

Il fattore geopolitica gioca un ruolo da leone nelle quotazioni delle materie prime, in particolare del petrolio, ma è importante considerare che la Siria, un tempo grande produttore di oro nero, è attualmente fuori dai mercati principali. L’attacco degli Stati Uniti si è inoltre concluso in tempi brevi e in molti l’hanno letto solo come un monito e non come l’avvio di una guerra. Troppe le tensioni scatenate per quello che è stato definito dalla stampa internazionale un avvertimento in puro stile americano da parte della Casa Bianca.

È interessante notare che il petrolio ha subito un rialzo repentino nel corso delle giornate tese dell’attacco, che si è subito sgonfiato e assestato ai livelli pre attacco. Questa situazione dimostra, ancora una volta, quanto labile e delicata sia la quotazione del greggio e quanto gli eventi geopolitici internazionali possano interferire con la sua quotazione. La tensione non deve però calare secondo gli analisti, alla luce della problematica situazione che il Medio Oriente sta vivendo e anche in nome delle tensioni internazionali che intercorrono con la Corea del Nord. La presidenza degli States sembra, infatti, più intenzionata che mai a lanciare un monito importante al giovane dittatore di questo paese così martoriato e sotto scacco della politica da anni.

Le tensioni geopolitiche potrebbero indurre a repentini aumenti del valore del petrolio, quindi gli analisti hanno lanciato un monito serio al mercato degli investitori: non sottovalutare gli eventi di cronaca e non diminuire il livello di allerta. Troppe sono, infatti, le notizie che giungono dal Medio Oriente dai paesi vicini, che non permettono di definire ‘stabile’ il prezzo del petrolio. Alle tensioni in corso si aggiunge una linea di aumento che era già stata designata e che induce a pensare che l’oro nero non potrà quasi sicuramente abbattersi nei costi, ma in media salire o assestarsi ai livelli dimostrati negli ultimi mesi.

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