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Petrolio, prezzi ai minimi da aprile

Il petrolio debole sui mercati con i prezzi scesi ai minimi dallo scorso aprile. Le quotazioni del Brent oscillano intorno ai 70 dollari ed il Wti è scambiato al di sotto dei 65 dollari. Tra i motivi del calo della materia prima la diffusione degli ultimi dati, in crescita, relativi alle scorte di greggio negli USA nella scorsa settimana. Gli analisti si attendevano una flessione.

Petrolio produzione Usa

L’aumento delle scorte Usa di shale oil nell’ultima settimana, a 6,8 milioni di barili, hanno spinto ulteriormente al ribasso le quotazioni del greggio su valori minimi degli ultimi 6 mesi.

Gli analisti stimavano una flessione di 2,5 milioni. Se gli Stati Uniti riusciranno, come nelle previsioni, a proseguire nell’accumulo di scorte, l’offerta di greggio su scala globale sarebbe destinata ad aumentare.

La produzione negli Usa già nel corso di quest’anno è cresciuta di 1,1 milioni di barili al giorno, vicina ormai agli 11 milioni di barili, superando l’Arabia Saudita ed avvicinandosi alla Russia.

L’agenzia Internazionale dell’Energia (EIA) ha sottolineato che l’aumento della produzione di greggio negli Stati Uniti a 10,9 milioni di barili al giorno, è stato dovuto principalmente alla fine della manutenzione programmata dei pozzi in Alaska.
A tutto ciò bisogna aggiungere le previsioni su un dollaro forte che contribuiscono alla discesa dei prezzi del petrolio.

Il consolidamento del biglietto verde comporta infatti come prima immediata conseguenza un apprezzamento delle quotazioni della stessa materia prima, determinando successivamente una diminuzione della domanda estera a causa dei prezzi più alti.

Iran, esportazioni in calo

Le scorte di greggio in crescita negli Usa e le probabili diminuzioni delle esportazioni dell’Iran, influiscono su quotazioni e previsioni dell’oro nero.

I prezzi del petrolio sono scesi ai livelli più bassi da aprile e alcuni analisti nutrono dubbi sull’operato dell’Opec nell’ultimo periodo, non condividendone la scelta di aumentare la produzione. Secondo gli esperti il rallentamento della domanda di petrolio, a causa della svalutazione monetaria nei mercati emergenti, provocherebbero, insieme all’incremento della produzione di shale oil, un eccesso di offerta.

A contrastare una simile previsione, il calo delle esportazioni di petrolio dell’Iran a seguito della imposizione delle nuove sanzioni Usa. Nel frattempo si registra anche un aumento delle importazioni dell’Arabia Saudita, ai livelli massimi dallo scorso anno.

Secondo le ultime stime degli analisti, il prezzo del Brent oscillerà intorno ai 65 dollari al barile per lungo tempo.

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