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Petrolio: quotazioni al ribasso, ecco alcune nuove strategie


Le quotazioni del petrolio in netto calo nelle ultime ore. Diverse le ragioni alla base del ribasso dei prezzi. Arabia Saudita e Russia hanno annunciato l’intenzione di alzare la produzione. Secondo i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia, la domanda giornaliera aumenterà nel 2018 più del previsto. Le politiche degli Usa.

Arabia Saudita – Russia aumento produzione

Nei giorni scorsi Arabia Saudita e Russia, i due maggiori produttori mondiali di petrolio (rispettivamente 13% e 12,65% del totale), hanno annunciato l’intenzione di voler incrementare l’output di greggio. Un notizia che ha avuto una immediata ripercussione sui mercati con i prezzi del Brent e del Wti in forte calo. I due paesi hanno comunque tenuto a sottolineare che la decisione sarà presa in occasione del prossimo vertice dell’Opec in programma il 22 giugno 2018.

Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore riferiscono di un possibile aumento della produzione di circa 300mila barili al giorno a carico dell’Arabia Saudita e di circa 800mila appannaggio della Russia.

L’incremento dell’output in questo modo andrebbe a compensare la minore offerta a seguito del ripristino delle sanzioni di Trump all’Iran e derivanti dalla profonda crisi del Venezuela.

Petrolio, la politica di Trump

Nelle scorse settimane la politica internazionale del presidente Donald Trump aveva invece provocato l’impennata delle quotazioni di greggio.

La decisione di ripristinare le sanzioni da parte degli Usa nei confronti dell’Iran, accusata di violare gli accordi sul nucleare, aveva causato un immediato aumento del prezzo del petrolio, oltrepassando in poche sedute la quotazione di 70 dollari al barile per il Wti.

Ricordiamo che gli Stati Uniti oggi si posizionano al 10 per cento del totale della produzione di greggio, dietro soltanto ad Arabia Saudita e Russia. Secondo le previsioni degli esperti, l’output statunitense è stimato in aumento nei prossimi anni ed è molto probabile diventino i maggiori produttori al mondo.

Gli ultimi dati pubblicati dall’Aie evidenziano una domanda giornaliera di petrolio in aumento nel 2018, più di quanto in precedenza stimato dagli esperti, pari ad un ammontare di 1,4 milioni di barili al giorno. Una maggiore richiesta che sarebbe soddisfatta proprio dal petrolio prodotto dagli Usa.

Ecco dunque spiegate le nuove mosse delle ultime ore da parte di Russia e Arabia Saudita.

Questa mattina sui mercati il prezzo del Brent sui mercati è in calo dello 0,98% a 75.69 dollari al barile ed il WTI in contrazione dell’1.59% a 66.8 dollari.

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