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Trading sull’oro : perché ci truccano il gold?

L’oro, da sempre nella mente di tutti noi, un’attività dal valore “consolidato”, non in quanto plasmato dalla moneta e da esso condizionato nella percezione di valore, ma in quanto dotato di “contenuto intrinseco”, senza paragoni monetari.

Eppure, l’oro ha cambiato volto e molti dicono: “Certo, è colpa della borsa!”. No, la borsa non ha alcuna colpa, anzi essa rappresenta un importante traguardo, ancora, a dire il vero, da rifinire per bene. Perché “non ancora” si può ritenere di avere raggiunto “la perfezione” (o quello che si può migliorare) per la borsa? Semplice, perché è nata, nella sua forma più completa, in anni molto vicini ai nostri. Quelle che erano le borse degli antichi rappresentavano soltanto dei luoghi dove gli “agenti cambiatori” gestivano le diverse monete, ed il sistema dei valori relativi.

E’ giusto che anche l’oro faccia parte della borsa o, invece, deve tornare nelle vestigia del passato in cui l’oro valeva per quello che era ed i “requisiti di purezza” (ora introdotti per dare uno standard di valore) del gold rispondevano, senza statuizioni, a quelle tradizioni, in cui gli esperti sapevano bene se avevano a che fare con una “gemma rara” o con un prodotto impuro, seppur oro? Sì, è giusto che anche sull’oro sia consentito di fare trading o investire sulla differenza di valore/quotazioni nel tempo. L’apertura o la chiusura di posizioni attraverso contratti future sul gold sono l’esempio di come, tra le tante logiche di investimento, ne comincia a prevalere una di “breve raggio” che certamente influenzerà le quotazioni dell’oro, ma non di molto.

Cosa succede all'oro ?
Cosa succede all’oro ?

L’oro non è fatto dal mercato ma principalmente dalle “mani forti” del mercato (fondi comuni di investimento, banche, singoli Stati) che decidono, in un modo o nell’altro, le sorti del prezioso metallo. Ciò però non suona di qualche trama complottista, tutt’altro. Abbiamo maggiori incognite per poter effettuare le nostre previsioni che, invece che essere caratterizzate da raffinate analisi tecniche, sono maggiormente improntante sui “rumours” last minute captati o su quello che si pensa faranno i maggiori importatori o esportatori mondiali, o su eventuali interessi di uno Stato ad alimentare le proprie riserve valutarie.

Neanche il fixing dell’oro, con le “buone” e con le “cattive”, è arrivato a concludersi. Non tutti sono convinti, con qualche cipiglio, che il gold fixing sia alla base della tutela della corretta trasparenza del mercato. A qual pro vi dovrebbe essere un’autorità che determini il prezzo sul mercato future dell’oro e chi ci assicura che la stessa sia neutrale? Sempre meglio che un pool di banche, verrebbe da ammettere, dato che le stesse banche utilizzavano tale “potere” (se vogliamo così intenderlo) per influenzare il mercato e realizzare speculazioni sull’oro. Ma siamo così convinti che non si tratti di un’istituzione di comodo?

In ogni caso, gli investitori sono piuttosto “recalcitranti” ad allungare le posizioni sull’oro perché il clima paventa una marcata sovrapposizione fra la natura originaria dell’oro, il fabbisogno dell’oro, in quanto oro-bene, e la natura istituzionale, facendo effetto bolla-finanziaria, e gonfiandola o sgonfiandola come meglio si confà, volta per volta, al fabbisogno internazionale.

Ora, sembra crollata la domanda su tutti i fronti. Sarà per colpa del dollaro-forte ma non può trattarsi dell’unica e sola ragione. Niente più Cina, India. Ma chi ci dice che una forte domanda avrebbe sostenuto le quotazioni, anziché raffreddarle? Se la domanda dell’oro è per una ragione di natura istituzionale è plausibile, piuttosto, che la non reimmissione dell’oro in circolo nell’economia determini una “planata” dell’oro verso nuovi livelli statici di resistenza e supporto, come è avvenuto sul finire del 2013 con forte domanda della Cina, ed ancorpiù addietro rispetto a livelli, ormai considerati quasi irraggiungibili, di quota 1,800 dollari all’oncia.

Oggi, l’oro prezza 1,160 circa dollaro all’oncia e si sta alternando ad un saliscendi che gli investitori fanno fatica a tenere a freno. Non resta che fare del trend following, individuando le aperture e le chiusure di mercato giuste.

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